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02/07/2017| Andare a letto tardi peggiora l'intensità dei sintomi ossessivo compulsivi

Negli ultimi anni diversi studi sul Disturbo Ossessivo-Compulsivo (DOC) hanno indicato una possibile associazione tra l'alterazione del ritmo sonno/veglia e una scarsa risposta ai trattamenti farmacologici e comportamentali. E' infatti noto che la persistenza di ossessioni e compulsioni, sintomi cardini del disturbo, è secondaria ad una scarsa capacità di inibizione della risposta, abilità cognitiva facente parte dell'insieme delle funzioni esecutive.

Le funzioni esecutive possono essere definite come quelle capacità che entrano in gioco in situazioni e compiti in cui l'utilizzo di comportamenti e abilità di routine non è più sufficiente alla loro riuscita. Un deficit di queste funzioni è riconosciuto essere una delle conseguenze dell'alterazione del ritmo sonno/veglia. Sulla base di questi elementi un gruppo di ricercatori dell'Università di Binghamton ha analizzato l'impatto della qualità del sonno sull'intensità della sintomatologia ossessivo-compulsiva. Nello studio sono stati arruolati 20 pazienti affetti da DOC e 10 soggetti aventi dei sintomi OC sotto-soglia, ovvero non clinicamente invalidanti. I 30 soggetti sono stati monitorati per una settimana tramite un actigrafo, strumento utilizzato per registrare le diverse fasi del sonno. Inoltre, ai pazienti è stato richiesto di compilare un diario relativo alla durata e alla qualità del riposo notturno e alla percezione soggettiva del controllo della sintomatologia ossessivo-compulsiva durante il giorno. I risultati dello studio hanno evidenziato un peggior controllo della sintomatologia ossessivo-compulsiva quando i soggetti andavano a dormire più tardi rispetto al giorno precedente, dato riscontrato sia nei pazienti affetti da DOC che nei soggetti aventi sintomi OC sotto-soglia.

I risultati di questo studio sono preliminari e necessitano una conferma campioni più ampi. Se confermati, un intervento psicoeducativo mirato ad un regolare e costante riposo notturno dovrà rientrare negli obiettivi terapeutici del trattamento del DOC, riducendo in questa maniera la quota di pazienti con sintomi refrattari alle diverse terapie farmacologiche e comportamentali.

 

Fonte: sito Harmonia Mentis 

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