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04/07/2016| Depressione: un problema diffuso e temuto tra gli italiani

I ritmi di vita sono sempre più pressanti, le richieste in ambito professionale sempre più difficili da soddisfare, le gratificazioni sempre più rare, il tempo a disposizione per la famiglia, gli affetti, il riposo e per recuperare energie con attività piacevoli sempre troppo poco.
L'umore non può che risentirne e il rischio di depressione aumenta: gli italiani ne sono consapevoli e temono di esserne interessati più di gran parte delle altre malattie, eccezion fatta per i tumori. A segnalarlo sono i risultati di un'indagine condotta dall'Osservatorio Nazionale per la Salute della Donna (ONDA), su un campione di 1.004 italiani (503 donne e 501 uomini), recentemente presentati alla Camera dei Deputati. 

 

In particolare, secondo il 27% degli intervistati la depressione si colloca al secondo posto dopo i tumori per impatto percepito sulla vita di chi ne soffre e il 58% la considera una malattia sovrapponibile a una patologia organica severa, che deve essere diagnosticata e curata precocemente. D'altro canto, un intervistato su 4 continua erroneamente a ritenere che la depressione sia una condizione mentale che «non si può capire fino in fondo e con cui si può soltanto convivere», rinunciando così a priori alla speranza di poterla superare grazie a terapie appropriate e di recuperare una qualità di vita pienamente soddisfacente.
Benché sia dimostrato che la depressione è una malattia con una base organica, principalmente legata all'alterazione del funzionamento dei circuiti cerebrali che utilizzano la serotonina, la noradrenalina e la dopamina come neurotrasmettitori, è altrettanto noto che innumerevoli fattori interni ed esterni all'organismo possono aumentare il rischio di svilupparla, peggiorarne i sintomi o renderne più difficile il trattamento.
Tra questi, i traumi psicologici e gli stress di qualunque tipo (acuti severi o più modesti, ma protratti nel tempo) giocano un ruolo di primo piano. Dalle risposte raccolte nell'indagine, emerge la generale consapevolezza da parte di chi ha ricevuto una diagnosi di depressione che la depressione è una malattia multifattoriale e che traumi (69%) e stress (60%) sono tra le sue cause principali, mentre chi non l'ha mai sperimentata in prima persona ritiene che la depressione sia legata principalmente a una personalità "emotivamente fragile" (67%).
Secondo gli intervistati, inoltre, i principali sintomi della depressione sono di natura emotiva e comprendono pensieri negativi (69%), senso di solitudine (67%) e tristezza (63%). Questi sintomi, insieme ai disturbi cognitivi e alle difficoltà di concentrarsi e prendere decisioni, sono i più temuti dagli italiani a causa del riconosciuto impatto negativo sul funzionamento lavorativo, sociale e familiare, con effetti pesanti sulla qualità di vita complessiva e sulla spesa sanitaria pubblica e privata.
Eppure, quando si tratta di curare se stessi le cose cambiano, forse anche perché non si vuole ammettere di essere interessati in prima persona da una malattia che continua a essere penalizzata da un forte stigma sociale e a essere vissuta come una "colpa".
«La depressione costituisce la principale sfida per la salute globale del XXI secolo e, anche in Italia, incidenza e prevalenza sono in aumento», ha affermato Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di Psichiatria, durante la presentazione dell'indagine. «In un recente studio in via di pubblicazione, che ha coinvolto oltre 700 persone afferenti a 18 centri specializzati per la cura della depressione, è emerso che tra comparsa dei primi sintomi e decisione di rivolgersi a un medico trascorrono 23 mesi, mentre il periodo medio tra esordio e diagnosi è di 25,5 mesi».
Evidentemente, è una situazione che va cambiata e per farlo serve un piano di interventi strutturato a livello nazionale che permetta a ciascuno di conoscere meglio la malattia, riconoscerne i sintomi e rivolgersi con fiducia e serenità ai medici in grado di gestirla al meglio, ma anche di poter effettivamente accedere alle migliori terapie disponibili, di tipo farmacologico e psicoterapico, senza esborsi eccessivi o comunque compatibili con le possibilità individuali.

 

Fonte: Harmonia Mentis - l'informazione che fa bene alla mente

A cura di Comunicazione Corporate Angelini

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